Alle origini della nostra civiltà : un disegno raffigurante le prime automobili da corsa

Il commento dello storico Franco Bianchi

Per la rubrica culturale “Alle origini della nostra civiltà”, pubblichiamo un vecchio disegno raffigurante le prime automobili da corsa. Abbiamo chiesto allo storico Franco Bianchi, collaboratore del Parco delle Alpi Liguri, un suo commento  : “Recentemente abbiamo affrontato il tema della velocità commentando un disegno futurista propostoci dall’amico Christian che è un vero vulcano nel recuperare testi antichi e nel proporli a tutti noi nella sua interessante rubrica che meriterebbe un posto, con relativo archivio di facile consultazione, tra le rubriche citate in prima pagina sulle testate per cui scrive. In questo caso ci troviamo di fronte ad un disegno di automobile da corsa che con ogni probabilità risale appunto all’epoca futurista (se qualcuno dei pochi lettori di questo commento ritiene di conoscere l’autore del disegno, saremmo felici se ci contattasse).  Bisogna ricordare che l’epoca in cui compaiono questi disegni non è ancora l’epoca dell’auto: siamo certamente in un epoca di grande fermento e apertura al futuro, ma la stragrande maggioranza delle persone non ha mai visto un automobile con i propri occhi. L’auto comunque si fa strada sia come metodo di trasporto, riservato a pochi in allora, che come mezzo di competizione. I manifesti futuristi (Dottori, Balla, Venna, tra gli altri) sono spesso commissionati da chi vuol pubblicizzare mostre di auto o manifestazioni di corse con il nuovo mezzo. Il disegno propostoci in effetti sembra proprio uno studio per un manifesto di questa natura. Bisogna ricordare, per capire il contesto, che Filippo Tommaso Marinetti, vera anima del futurismo, il 15 ottobre del 1908, andò a comperarsi una Isotta Fraschini, auto particolarmente bella e veloce (poteva raggiungere gli 80 KM/H) finendo in un fossato dopo pochi chilometri di guida perché, probabilmente in omaggio alle sue teorie, lanciò l’auto al suo massimo e, non sapendo ovviamente guidare, finì fuori strada con l’auto addosso. Non guidò mai più tra l’altro, ma confessa, nei suoi scritti, che quell’esperienza lo convinse che, grazie alla sua forza di volontà riuscì a salvarsi la vita. In realtà furono alcuni operai a trarlo d’impaccio. Ricordiamo anche che, per Marinetti, si sarebbe dovuto bruciare il Louvre con tutta la sua arte per lui datata e considerata sorpassata ed inutile. Ai quadri del Louvre si sarebbero dovuto sostituire appunto i prodotti dell’industria come l’automobile che meglio rappresentavano il senso di rottura e di slancio nel futuro che componevano la poetica degli autori futuristi.

Christian FLAMMIA

 



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