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L’acquisto etico del gatto di razza: come scegliere l’allevamento giusto

C’è un silenzio particolare, nelle case dove sta per arrivare un gatto. Un’attesa fatta di ciotole nuove, giochi ancora con l’etichetta e quella domanda che resta in aria come un profumo persistente: “Saremo all’altezza?”. È un pensiero ricorrente, soprattutto quando si decide di accogliere un gatto di razza, con tutto ciò che comporta in termini di responsabilità e consapevolezza. Dietro i suoi movimenti ancora da “cucciolo”, infatti, c’è un percorso che comincia molto prima di entrare in salotto.

E proprio in questo snodo così delicato, è importante rivolgersi a un allevamento che opera con etica e passione, come accade nell’allevamento dei certosini della Francigena, spesso raccontato come esempio di un modo di crescere i cuccioli che assomiglia più a una vita di famiglia. Una traccia utile per capire da dove partire, quando si vuole scegliere con il cuore, ma anche con la testa.

Il primo passo: saper riconoscere l’allevamento giusta

Capita spesso, entrando in un allevamento, di essere accolti dallo sguardo di una madre che osserva i suoi piccoli muoversi incerti. È un momento tenero e rivelatore, perché basta quel gesto — un orecchio che si piega, una coda che vibra — per intuire quanto sia stato rispettato il suo ritmo. Le mamme – “fattrici” – che vivono tranquille, che hanno il tempo di riprendersi tra una cucciolata e l’altra, hanno un’aria serena che si trasmette ai piccoli come un’eredità invisibile.

Di contro, ci sono gli allevamenti dove il tempo corre sempre troppo veloce: cucciolate a ripetizione, disponibilità costante, gattini che a due mesi vengono proposti come “pronti per una nuova casa”. Ma a quell’età, il mondo è ancora enorme per loro. Hanno bisogno di restare ancora accanto alla madre, di imparare i gesti felini, la calma, il gioco misurato, il coraggio di avvicinarsi e quello di fare un passo indietro.

C’è poi la voce del veterinario di fiducia, che conosce la razza, le sue fragilità, la sua storia sanitaria. In pochi minuti sa leggere dettagli che sfuggono ai più: il modo in cui un cucciolo si muove, la regolarità del respiro, lo sviluppo muscolare. Un parere prezioso, che spesso aiuta a scegliere con più lucidità e meno suggestione.

Gli allevamenti riconosciuti e quella disciplina nascosta dietro ogni cucciolo

Pensando a un gatto di razza, non facciamo l’errore di osservare solo l’aspetto estetico: il colore del mantello, la forma del muso, il colore degli occhi. Dietro le nascite controllate dei gatti di razza c’è un lavoro minuzioso, quasi artigianale, che prende vita solo se l’allevatore è inserito in un contesto riconosciuto. Le associazioni che sono riconosciute dal Ministero (ANFI o ENFI) costituiscono un argine, una cornice di regole che protegge la razza e anche chi decide di adottare.

Chi è parte attiva di questa rete segue protocolli chiari, registra le genealogie, partecipa a un dialogo continuo con altri professionisti. Le esposizioni feline sono in realtà mini-mappe del settore: luoghi dove si osserva, si impara, si accetta una valutazione esterna che aiuta a crescere. Per gli allevatori, la formazione è costante, è una cura offerta a coloro che riceveranno il cucciolo.

L’ambiente domestico come primo biglietto da visita

Ci sono case in cui basta un secondo per capire che i gatti vivono davvero lì. Si sente dal modo in cui si muovono sicuri, dal tiragraffi, dalle ceste sistemate per offrire loro un rifugio sicuro per un sonnellino. È questo genere di normalità che racconta un allevamento serio.

Gli spazi sono organizzati con cura, con zone pensate per il benessere dei diversi gruppi: i riproduttori che hanno una stanza in cui rilassarsi, i cuccioli che vivono un’area tutta loro, dove possono giocare senza rischi, e gli adulti sterilizzati che si muovono in mezzo ai rumori familiari della casa.

Durante la visita, l’incontro con la madre dei cuccioli è un passaggio che lascia sempre un’impressione forte. Si osserva come si avvicina all’allevatore, se accetta le carezze, se rimane vigile ma serena. È un ritratto fedele di ciò che il piccolo, un giorno, potrà diventare. E questo dice molto più di qualsiasi foto trovata sui social. In questa fase – lo ricordiamo – interfacciarsi con l’allevatore è importante: qualsiasi dubbio o domanda potrà essere risolto.

Documenti, chiarezza e il prezzo che racconta la verità

Se vogliamo adottare un gatto di razza, non dimentichiamo mai i documenti. Il pedigree traccia la storia familiare del gatto, nome dopo nome, generazione dopo generazione: descrive un percorso, e insieme a questo ci sono il libretto sanitario aggiornato, le vaccinazioni, il microchip, l’iscrizione all’anagrafe felina. Alcune razze richiedono test genetici specifici; altre, come il certosino, si affidano alla conoscenza delle linee di sangue e ai controlli periodici sui riproduttori.

E poi c’è il contratto, che non è una formalità ma una promessa reciproca. Dentro ci sono le condizioni della cessione, le eventuali richieste di sterilizzazione, il sostegno che proseguirà nel tempo. Perché un cucciolo non “si vende”: si affida. E l’allevatore rimane il punto di riferimento durante la vita del cucciolo, colui che saprà dare le risposte giuste all’occorrenza.

Il prezzo, infine, racconta molto. Se è troppo basso (e non c’è una “giustificazione” seria), non è un buon segnale: alimentazione scarsa, controlli saltati, cuccioli ceduti in anticipo, fattrici affaticate. L’apparente risparmio, spesso, si trasforma più avanti in preoccupazione e spese mediche. La legge italiana è molto chiara, chiamare “di razza” un animale senza pedigree non è solo scorretto, è un’infrazione: la vendita è vietata dal Decreto Legislativo n. 529 del 30 dicembre 1992. Meglio quindi rivolgersi a un allevatore attento, che opera con etica, passione e attenzione al benessere dei gatti.